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L'Europa e i PIGS

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Preoccupa sempre di più la situazione economica di quei paesi europei ormai conosciuti con l'acronimo PIGS (Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna). A questi paesi molti aggiungono l'Italia, anche se per il momento la situazione italiana sembra preoccupare di meno, in quanto gli italiani, pur avendo l'Italia il secondo debito pubblico d'Europa, sono tra quelli che si sono indebitati di meno in assoluto.

L'Unione Europea si è dotata di una regola per i salvataggi degli stati membri in difficoltà: sarà garantito il salvataggio a tutti quei paesi disposti ad adeguarsi subito a un brutale programma di aggiustamento dettato dalla Ue che prevederà aumento delle tasse e tagli salariali.

A questo proposito, però, non è la Grecia a preoccupare di più, bensì la situazione economica della Spagna e, in misura di minore, dell'Italia. Infatti, nonostante il paese ellenico sia considerato dagli economisti quello più vicino al default (secondo i più pessimisti lo stato greco potrebbe dichiarare il default entro un anno), è molto probabile che la Grecia si adegui alle stringenti regole imposte dall'UE. E anche se i greci non dovessero adeguarsi e dovessero quindi dichiarare e default e, conseguentemente, uscire dalla zona euro, l'impatto sull'economia europea potrebbe essere trascurabile.

Ben più grave, invece, sarebbe la situazione in caso di default della Spagna (ritenuto plausibile entro 4 o 5 anni). Innanzitutto, la Spagna è troppo grande e difficilmente Germania e Francia potrebbero permettersi di salvarla; ma anche se l'UE avesse la possibilità di salvare il paese dal default, difficilmente il governo spagnolo potrebbe accettarne le stringenti condizioni. L'UE, infatti, chiederebbe al governo spagnolo di aumentare le tasse e di tagliare i salari, chiederebbe un aumento dell'età pensionabile e una totale liberalizzazione del mercato del lavoro. Tutte decisioni difficili da assumere per un paese come la Grecia, ma quasi impensabilii per un paese come la Spagna, che difficilmente potrebbe accettare una tale limitazione della propria sovranità.

Sarà la fine dell'Unione Europea (quanto meno del sogno dell'Europa "a una velocità")?

 

Debito pubblico

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La situazione del debito pubblico è critica in diversi paesi dell'Unione europea, in primis in Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna e Italia.

Per piazzare i titoli del debito pubblico, gli stati indebitati sono obbligati ad offrire tassi di interesse sempre più alti, stringendo di fatto un cappio intorno al collo delle generazioni future. Stanno seguendo questa strada soprattutto Italia e Grecia, che, tra l'altro, stanno piazzando i propri titoli soprattutto all'estero.

La situazione è veramente critica, tanto che il FMI nelle ultime ore ha consigliato a Spagna, Portogallo e Grecia una riduzione generalizzata dei salari. Secondo Blanchard, economista capo del FMI, "ora con la crisi, Portogallo, Spagna e Grecia hanno serie difficoltà, che implicano aggiustamenti molto penosi, soprattutto quando l'ambiente inflazionista è molto basso". Tra l'altro, Francia e Germania hanno tenuto a precisare che non correranno in soccorso della Grecia in quanto questo non è previsto dal trattato Ue, facendo presagire l'uscita del Paese dalla zona euro se la situazione dovesse peggiorare.

Il clima in tutti i paesi appena citati è molto pesante, dovunque si stanno programmando forti tagli alla spesa pubblica, in primo luogo al welfare state. Tranne in Italia, naturalmente.

Con un debito pubblico che nel 2010 raggiungerà i 2.000 miliardi di euro, la classe politica nostrana continua ad ostentare sicurezza ed ottimismo, e mentre altrove si parla di tagli alla spesa pubblica, in Italia si discute se prolungare gli incentivi per l'acquisto di automobili, continuando a rassicurare gli italiani sul fatto che "stiamo meglio degli altri".

Evidentemente, i nostri politici hanno già dimenticato la crisi finanziaria degli anni Novanta...